Radiohead, l’ennesimo capolavoro

radiohead

“A Moon Shaped Pool”, il nono album di inediti dei leggendari Radiohead, rappresenta un qualcosa di inatteso: il lavoro più personale e “umano” della band arriva proprio nel 2016, poco dopo che il cantante e leader Thom Yorke si è lasciato con la moglie, dopo 23 anni di relazione. I testi sono spesso personali, anche se non mancano in certi tratti alcuni connotati politici. Ma procediamo con calma.

“A Moon Shaped Pool” segue il misterioso “The King Of Limbs” (2011), in cui il gruppo britannico aveva aperto a influenze elettroniche e grime: i risultati erano stati incostanti, ma generalmente soddisfacenti (da sottolineare Lotus Flower e Separator). Cosa aspettarsi da “A Moon Shaped Pool”? Le alternative più probabili erano un’ulteriore divagazione elettronica, oppure un ritorno al rock delle origini: ebbene, il CD non è né uno né l’altro. Le 11 canzoni infatti aprono al folk (Desert Island Disk ne è esempio), ma mantengono solide radici nel pop-rock, con una forte presenza di archi e pianoforte.

A moon shaped pool

Pezzi efficaci non mancano: tra di essi Identikit (con un Jonni Greenwood tirato a lucido), la dolcissima Glass Eyes e la rockettara Ful Stop. I capolavori veri però sono tre: Burn The Witch, che nel testo sembra alludere al problema dell’immigrazione e alla xenofobia; Daydreaming, sublime ballata di sei minuti; e la struggente True Love Waits, incisa addirittura nel lontano 1995 ma solamente quest’anno messa definitivamente su disco. Le parole conclusive (“Don’t leave…”) fanno allusione sia alla conclusione dell’ascolto dell’album sia, probabilmente, alla fine della relazione di Yorke con la moglie.

Nota particolare per l’orchestrazione e la produzione, come sempre ottima, del fido Nigel Godrich: era da almeno 9 anni (da “In Rainbows”) che i due fratelli Greenwood non erano così fortemente parte del sound dei Radiohead. Jonni ha inoltre portato con sé la collaborazione con la London Philarmonic Orchestra, fondamentale in pezzi come Burn The Witch e The Numbers.

Insomma, per concludere: vi sono gruppi capaci di un solo capolavoro in carriera (Strokes e Bloc Party, per esempio); altri capaci di produrre due CD storici (Green Day e White Stripes); altri ancora che ne pubblicano ben tre (U2 e REM); oltre tre si contano davvero sulle dita di una mano. Abbiamo giusto Beatles, Rolling Stones e… Radiohead. “A Moon Shaped Pool” si colloca allo stesso, straordinario livello di “In Rainbows”, appena sotto i due pilastri della discografia rock moderna “OK Computer” (1998) e “Kid A” (2000). Ad ora, “A Moon Shaped Pool” è il più serio candidato alla palma di miglior album del 2016.

Voto finale: 9.

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