Recap: maggio 2016

Maggio sarà ricordato come un mese davvero importante per la musica: dopo il magnifico “A Moon Shaped Pool” dei Radiohead, avevamo la tentazione di pensare che tutto sarebbe stato oscurato. Ebbene, non è così: i pregevoli lavori di James Blake, White Lung e il pur non riuscitissimo “VIEWS” di Drake sono qua a ricordarlo.

James Blake, “The Colour In Anything”

james blake

James Blake ha voluto strafare: 17 canzoni per “The Colour In Anything”, suo terzo album dopo l’eponimo esordio (2011) e “Overgrown” (2013). Durata superiore ai 70 minuti, cura nei minimi dettagli di voci e orchestrazione: ecco le principali caratteristiche del CD. Il risultato, a ben pensarci, poteva essere anche migliore: alcune melodie sono leggermente sotto la media (per esempio la title track e la conclusiva Meet You In The Maze). In generale, Blake non è mai stato così ispirato: pezzi come Radio Silence, Timeless, Always e la strana Points sono belli come i migliori brani mai scritti dal giovane cantautore inglese. La voce poi è sempre ottima, così come l’intreccio fra post-dubstep, pop ed elettronica soft. Insomma, davvero un peccato: “The Colour In Anything” poteva essere il capolavoro di una carriera già pregevole, invece l’eccessiva lunghezza e le troppe canzoni rischiano di compromettere il risultato finale. Niente di cui disperarsi però: il percorso è quello giusto. Se James non vorrà strafare anche la prossima volta, ne sentiremo delle belle.

Voto finale: 7,5.

White Lung, “Paradise”

White Lung

I canadesi White Lung sono giunti al quarto album di inediti, ma l’energia del terzetto punk non accenna a venir meno. Con “Paradise” la spontaneità cerca di lasciare spazio a suoni più ricercati, quasi al pop-punk di Blink-182 e co. La principale caratteristica dei lavori dei White Lung è la loro incredibile capacità di convogliare messaggi universali in poche tracce di (massimo) tre minuti di lunghezza, molte sotto i due minuti. “Paradise” si avvicina ai 25 minuti, record per la band; ma i risultati sono sempre buoni. Pezzi come la iniziale Dead Weight, Below e Kiss Me When I Bleed sono grandi canzoni punk. Peccato che nel finale l’ispirazione non sia più così potente, ma il voto finale non può che essere positivo.

Voto finale: 7,5.

Drake, “VIEWS”

Views

Chi invece ha parzialmente deluso le aspettative degli amanti del rap è Drake. “VIEWS” è stato giustamente criticato da molte parti per la sua eccessiva lunghezza, sia in termini di canzoni (ben 20!) che di minutaggio (oltre gli 80 minuti!). Insomma, James Blake era così ispirato che possiamo passare sopra alla sua voglia di strafare; lo stesso non vale per Drake. Infatti “VIEWS” è senza dubbio il più debole fra i quattro album del rapper canadese: nessuna Over My Dead Body, Hold On, We’re Going Home o Marvin’s Room, tanto per capirci. Vocalmente, certo, i progressi continuano, così come nella varietà di generi affrontati; tuttavia, pezzi brutti come Hype, Controlla e Grammys sono inammissibili. Insomma, troppa trap music, troppo pop e poco soul/R&B, le cose che invece Drake sa fare meglio. Si salvano così giusto Pop Style (con Jay-Z e Kanye West), la hit One Dance e la super celebre Hotline Bling. Peccato: un passo falso ci sta, speriamo non si ripeta.

Voto finale: 6.

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