Rising: Car Seat Headrest & Whitney

Ritorna la rubrica “Rising” con altre due intriganti novità della scena musicale: l’indie rock scanzonato dei Car Seat Headrest e il pop-folk “estivo” del duo Whitney. Entrambi i loro nuovi dischi si candidano ad entrare nella lista dei migliori album del 2016; procediamo alla loro analisi.

Car Seat Headrest, “Teens Of Denial”

teens of denial

Il secondo album di Toledo e co. per l’etichetta Matador conferma come i Car Seat Headrest (nome alquanto incomprensibile, ma tant’è) siano una delle realtà più interessanti del nuovo indie rock mondiale. Un album molto lungo e per certi versi difficile, questo “Teens Of Denial”: oltre 70 minuti di durata, brani molto lunghi (uno addirittura oltre 12 minuti!) e continui cambi di ritmo. Proprio qui, del resto, risiede il fascino del CD: Toledo, con voce sempre intonata e sul pezzo, descrive gli effetti che il consumo di droghe ha su di lui e sui suoi amici, tanto che il lavoro diventa un vero e proprio inno contro il consumo di stupefacenti.

Belle canzoni ne abbiamo: dalle due iniziali Fill In The Blank e Vincent, alle infinite (ma gradevoli) Cosmic Hero e The Ballad Of Costa Concordia (vi ricorda qualcosa?), il nuovo LP dei Car Seat Headrest è un trionfo di chitarre rutilanti e batteria potentissima. Tra i migliori album rock dell’anno.

Voto finale: 8.

Whitney, “Light Upon The Lake”

light upon the lake

Il primo lavoro del duo americano, composto da Max Kakacek (ex membro degli Smith Westerns) e Julien Ehrlich (precedentemente nella celebre Unknown Mortal Orchestra), è quasi opposto a quello dei Car Seat Headrest: molto breve, immediato e adatto alla spossante estate che ci attende. Infatti “Light Upon The Lake” dura a malapena 30 minuti: composto da 10 brani veloci ed efficaci, ricorda molto le sonorità di Real Estate e Fleet Foxes, pur non raggiungendo la classe delle due band. Da ricordare in particolare No Woman e il soft rock di The Falls.

In conclusione, non certo un capolavoro o un LP destinato a cambiare il 2016 (tantomeno la storia della musica), però passare mezz’ora ascoltando i Whitney non è certo una brutta esperienza.

Voto finale: 7,5.

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