Rising: Sampha & Priests

Ritorna la rubrica di A-Rock che si occupa dei cantanti emergenti nella scena musicale. Quest’oggi analizziamo i primi lavori di due artisti molto interessanti, il giovane cantante inglese Sampha e il gruppo punk Priests. Entrambi si candidano prepotentemente ad entrare nella classifica dei migliori album del 2017 di A-Rock. Ma andiamo con ordine.

Sampha, “Process”

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Il 29enne Sampha Sisay, conosciuto con il nome d’arte Sampha, ha già alle spalle due EP e numerose collaborazioni con importanti artisti della scena black internazionale: Drake, Solange Knowles e Kanye tra gli altri. Il suo primo LP, “Process”, tratta il soul in maniera molto contemporanea: vale a dire infarcendolo di elettronica e un pizzico di R&B. I risultati sono magnifici nei suoi tratti migliori: il duo rappresentato da Plastic 100°C e Blood On Me è davvero riuscito, così come la conclusiva What Shouldn’t I Be?. La canzone più introspettiva è la intimista (No One Knows Me) Like The Piano, in cui ricorda l’infanzia e il ruolo che il pianoforte ha avuto nella sua formazione.

I riferimenti musicali sono molto alti: James Blake su tutti, ma anche tracce di The Weeknd e Maxwell compaiono qua e là. Soprattutto Under ricorda il modo di cantare del migliore The Weeknd. In conclusione, dunque, Sampha non inventa nulla, ma tratta il meglio dei grandi maestri citati ottenendo un risultato moto buono, 40 minuti passati ascoltando 10 canzoni mai banali o prevedibili. Insieme a FKA Twigs, il giovane Sampha si candida ad essere un importante esponente della scena black britannica, ma non solo.

Voto finale: 8.

Priests, “Nothing Feels Natural”

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La band punk statunitense dei Priests, per 3/4 femminile, regala un disco di rara intensità, di protesta politica e insieme molto ambizioso. I Priests, infatti, non si limitano a urlare i loro pensieri senza un costrutto; recuperando molta della scena post punk anni ’80, infatti, Katie Alice Greer e compagni comunicano tutta la frustrazione provata per l’attuale situazione del mondo.

I pilastri su cui si fonda questo veloce CD, “Nothing Feels Natural” (già il titolo dice tutto), sono chiari: gli U2 delle origini, i Joy Division e gli Interpol sono chiari riferimenti. Non manca un veloce passaggio à la Deerhunter, nell’ammaliante (sì, è il titolo del brano). Le canzoni più belle dell’album sono l’iniziale Appropriate, concentrato di tutto il punk più recente nello spazio di appena 5 minuti, pezzo davvero clamoroso; la ossessiva No Big Bang; e la conclusiva Suck, che ricorda molto i Rapture di “Echoes”. Da non ignorare anche la potente title track.

Insomma, niente di innovativo o indimenticabile, ma dischi come questo “Nothing Feels Natural” ricordano che il punk ha ancora un’utilità, soprattutto in tempi grami come quelli attuali. La Greer si candida, infine, a diventare una voce punk femminile molto significativa, al pari delle Savages e delle Sleater-Kinney.

Voto finale: 7,5.

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