Rising: Moses Sumney & Jlin

Nella nuova puntata della nostra serie sui cantanti emergenti del panorama musicale internazionale, ci occupiamo di Moses Sumney e Jlin: due voci che vogliono cambiare il panorama di R&B e musica elettronica, con coraggio e talento, le cui carriere sembrano promettere molto bene.

Moses Sumney, “Aromanticism”

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L’esordio del giovane cantante afroamericano Moses Sumney, “Aromanticism”, esprime già nel titolo molti dei temi trattati. Lui dichiara di essere una persona a-romantica, cioè incapace di provare sentimenti per le altre persone, uomini o donne che siano. I testi sono infatti venati di malinconia e tristezza a causa di questa sua caratteristica, che gli impedisce di legarsi agli altri esseri umani. Tuttavia, ciò gli consente di avere uno sguardo distaccato sulla realtà ed estrapolarne così alcuni dettagli sempre interessanti. Oltre a questo, le canzoni in questo suo esordio sono in genere riuscite e la sua voce, un mix tra Prince e Thom Yorke, è sublime.

L’inizio è molto soft: sembra di tornare a “Blonde” di Frank Ocean, con atmosfere ancora più rarefatte e voce ancora più eterea. Già alla quarta canzone, però, l’atmosfera dei primi brani scompare: Quarrel è un capolavoro fatto e finito, con coda strumentale da brividi. Allo stesso modo, Lonely World ricorda il Prince anni ’80 con la sua vocina acuta e la chitarra in primo piano, poi sboccia in un pezzo rock clamoroso. Anche la seconda parte ha gemme notevoli, per esempio la romantica Doomed, che ricorda molto Frank Ocean. Deludono leggermente Stoicism e Don’t Bother Calling, ma il voto al CD resta positivo.

In generale, il soul/R&B sembra aver trovato un’altra, grandissima voce: per certi versi, questo disco ricorda “Malibu” di Anderson .Paak del 2016, solo più raffinato e meno movimentato. “Aromanticism” è, pertanto, certamente da annoverare fra i migliori esordi musicali di musica nera degli ultimi anni.

Voto finale: 8.

Jlin, “Black Origami”

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La cantante americana Jlin si conferma una delle maggiori esponenti del footwork. Di cosa parliamo esattamente quando ci riferiamo al footwork? Esso è un movimento appartenente alla musica elettronica, che punta molto sulla ritmica delle canzoni, sacrificando le atmosfere più sognanti o ambient e aumentando il peso specifico assegnato a percussioni e tamburi. Tra i maggiori esponenti abbiamo DJ Rashad e, appunto, Jlin. Questo “Black Origami”, suo secondo album dopo “Dark Energy” del 2015, può essere considerato un concentrato delle caratteristiche del footwork.

I testi sono pressoché incomprensibili, ma del resto non è questo lo scopo della giovane Jlin: apprezzabile è invece la sezione ritmica del CD, mai banale e spesso davvero trascinante. Sia chiaro: non parliamo di canzoni ballabili o orecchiabili, l’album è anzi coerente nella sua densità e non facilità di ascolto. Abbiamo brani più “semplici”, come la title track, ma anche altri puramente “percussionisti”, come Kyanite.

Tra i brani migliori abbiamo la già ricordata Black Origami, la brevissima Calcination e Never Created, Never Destroyed. Debole invece 1%. In generale, tuttavia, per chi vuol farsi un’idea più chiara del concetto di footwork e delle sue principali caratteristiche, questo lavoro è fortemente consigliato. Potrà non piacere, ma stiamo parlando di una delle correnti più innovative della scena elettronica mondiale.

Voto finale: 7,5.

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