Drake e Gorillaz: due ritorni agli antipodi

Giugno è stato davvero un mese colmo di uscite molto attese da pubblico e critica. Nel nostro recap abbiamo analizzato i nuovi CD di Father John Misty e Beyoncé/Jay-Z, fra gli altri; tuttavia, venerdì 29 sono usciti due dischi che ad A-Rock aspettavamo con trepidazione, i nuovi lavori di Drake e Gorillaz. I due sono molto diversi, quasi agli antipodi, sia come struttura che come temi affrontati: potremmo infatti quasi definirli due LP ai poli opposti. Ma andiamo ad analizzarli in maggiore dettaglio.

Gorillaz, “The Now Now”

the now now

Il sesto album della band animata capitanata da Damon Albarn (leader anche dei Blur) è una sorta di ritorno alle origini, una summa di quello che il gruppo sa fare meglio: creare canzoni electropop con inserti rap, molto ballabili e divertenti, ma con il sottofondo malinconico tipico di Albarn. I CD di Albarn, specialmente negli ultimi anni, sono sempre stati caratterizzati da questa ambivalenza: divertimento vs malinconia e a tratti ansia per il futuro non roseo che si prospetta. Basti pensare al suo album solista “Everyday Robots” del 2015 o a “Humanz” del 2017, che rappresentava una specie di playlist dei Gorillaz dove una sfilata interminabile di ospiti si alternava a discettare sull’apocalisse. Quasi sfinente, a tratti, ma in generale riuscito.

“The Now Now” ha un approccio opposto: se in “Humanz” Albarn restava per lo più dietro le quinte, adesso è lui il frontman indiscusso di molte canzoni e il numero degli ospiti è ridotto all’osso. Abbiamo infatti solamente Snoop Dogg, Jamie Principle (entrambi in Hollywood) e George Benson (nell’ottima Humility); nel resto dei brani, è Damon a guidare le danze.

Dicevamo che il CD rappresenta un ritorno alle origini per i Gorillaz: in effetti, la band non suonava così “libera da ansie” dai tempi di “Plastic Beach” (2010). Colpiscono a tal proposito pezzi molto estivi come Humility e Tranz. Nondimeno, i Gorillaz hanno il loro tratto caratteristico nell’incredibile capacità di fondere tra loro generi molto lontani tra loro: elettronica, rap, rock e pop. Il tutto, peraltro, in una miscela spesso coesa ed esplosiva nei suoi momenti migliori (ad esempio nel magnifico “Demon Days” del 2005).

Liricamente, i testi sono decisamente meno apocalittici rispetto al precedente “Humanz”, che non a caso Albarn aveva definito “una playlist per la fine del mondo”: si fa spesso riferimento a storie d’amore interrotte e amori non corrisposti (la malinconia sembra non abbandonare mai Damon), ma nessun proclama politico, neppure lontanamente. Abbiamo frasi come “Calling world from isolation” e “Baby I just survived, I got drunk, I’m sorry, am I losing you?”, rispettivamente in Humility e Fire Flies, ma niente di più minaccioso. Del resto, un LP solare e estivo come questo non si può permettere di affrontare temi troppo delicati.

I migliori pezzi sono la già citata Humility, la raffinata elettronica di Lake Zurich e Kansas; buona anche Fire Flies. Un po’ debole il finale, con canzoni quasi folk come One Percent e Souk Eye, ma serve a chiudere (guarda caso) malinconicamente un disco altrimenti troppo volatile. Del resto, da Damon Albarn non potevamo che aspettarci tocchi di classe di questo tipo. Malgrado i quattro CD pubblicati negli ultimi cinque anni, la sua attenzione in ogni progetto è sempre massima.

In conclusione, non stiamo certo parlando di un capolavoro, ma allo stesso tempo non possiamo non elogiare l’etica del lavoro e il talento di Damon Albarn, un personaggio capace di scrivere la storia del britpop con i Blur e di essere visionario a tal punto da capire che il futuro non era il rock, ma l’hip hop e l’elettronica: i Gorillaz, non dimentichiamolo, sono stati pionieri nella fusione fra questi due generi. Nel suo lavoro forse meno ambizioso dai tempi di “The Fall”, i Gorillaz suonano sereni come mai hanno fatto. Alla fine, passare un’estate con loro non è un passatempo da buttare, no?

Voto finale: 7,5.

Drake, “Scorpion”

scorpion

25 canzoni, 90 minuti di durata: Drake non si è certo risparmiato per il suo nuovo CD. In effetti, è stato proprio il rapper canadese a inaugurare la tendenza di molti artisti della black music a pubblicare album lunghissimi e composti da molti brani. Come spesso nella sua carriera, Aubrey Graham aveva visto in anticipo su tutti le immense potenzialità dello streaming e le ha sfruttate appieno. Tuttavia, questo ha portato a produrre dischi troppo sovraccarichi, con inevitabili punti deboli: non è un caso che il suo ultimo disco davvero fondamentale sia “Take Care” del 2011.

Non che la precedente “playlist” intitolata “More Life” del 2017 sia stata un fiasco, anzi: sia pubblico che critica sono rimasti estasiati dalla capacità di Drake di fondere grime, rap e ritmi tropicali in un solo LP. “Scorpion” rappresenta una sfida: replicare a questo successo alzando ancora la posta. Il disco è diviso in due metà: la prima focalizzata sull’hip hop, la seconda su pop e R&B. I temi affrontati riguardano, come sempre, principalmente l’ego dell’artista: problemi di donne, la paternità tenuta nascosta al mondo, Drake sostiene, per evitare al figlio i gossip e lo stress derivanti da un padre così celebre… Soprattutto quest’ultimo tema ha fatto molto discutere: Pusha-T, in The Story Of Adidon, sosteneva che il figlio di Drake sarebbe stato rivelato contemporaneamente ad una campagna commerciale del padre con Adidas. La storia poi è andata diversamente, ma l’immagine immacolata di Drake ne è stata inevitabilmente intaccata. Lui era infatti noto per essere fra i pochi rapper a non aver mai avuto problemi con la giustizia o familiari, ma questo cambia tutto.

Musicalmente, Drake ha sempre cavalcato l’onda del pop/rap, quindi un hip hop gentile e dai ritmi soffusi, che lo ha portato ad essere una superstar. Allo stesso tempo, come già accennato, ha anche cercato di contaminare questi suoni ormai inflazionati con ritmi diversi, ottenendo spesso ottimi risultati (da Hotline Bling a Passionfruit). “Scorpion” è la prima volta che non possiamo dire la stessa cosa: certo, vi sono brani molto riusciti, ma anche alcuni passi falsi; e dal punto di vista dell’innovazione il CD lascia a desiderare. Drake ritorna infatti su territori già esplorati, sia nei precedenti dischi veri e propri (da “Thank Me Later” a “Take Care” a “VIEWS”) che nel mixtape “If You’re Reading This It’s Too Late”. Menzione però per la produzione, davvero eccezionale, che rende anche i pezzi più deboli ascoltabili.

Un paragrafo a parte meritano i testi e le collaborazioni del CD. Drake questa volta ha minimizzato il numero dei cantanti chiamati a collaborare al progetto: contiamo infatti Ty Dolla $ign, Jay-Z e… Michael Jackson, campionato in Don’t Matter To Me. Liricamente, invece, Drake in “Scorpion” è aperto come poche volte nella carriera. Il verso migliore è contenuto in March 14, la canzone che chiude il lavoro: “Single father, I hate when I hear it. I used to challenge my parents on every album, now I’m embarrassed to tell ‘em I ended up as a co-parent. Always promised the family unit, I wanted it to be different because I’ve been through it.” Una confessione sull’incapacità di trovare una definitiva maturità in campo familiare molto sincera, segno che anche lui sta capendo che, a 31 anni e con un figlio a cui badare, il tempo sta finendo.

Fra i brani migliori abbiamo le iniziali Survival e Nonstop, la delicata Emotionless (dove Drake per la prima volta parla del figlio) e la trascinante Nice For What. Buona anche la trap di Talk Up. Brutta invece I’m Upset, poco convincenti anche Is There More e Ratchet Happy Birthday. In generale, lo ripetiamo, album così lunghi rischiano di avere una qualità mediocre: solo pochi (Pink Floyd e Prince, ad esempio) sanno pubblicare CD doppi riuscitissimi in ogni pezzo. Peccato, perché all’interno di “Scorpion” è contenuto un ottimo disco singolo.

In conclusione, siamo certi che questo LP sarà l’ennesimo successo del rapper canadese, ma Drake sa di certo che, con un’immagine pubblica compromessa, l’attenzione di media e pubblico sarà sempre più concentrata sulla musica; non è un caso che “Scorpion” stia avendo recensioni tiepide. Abbiamo la sensazione che il prossimo sarà il CD della verità, per lui e per i suoi fans.

Voto finale: 6,5.

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