Rising: Helena Hauff & Yves Tumor

Quest’oggi la rubrica di A-Rock dedicata alle figure emergenti del panorama musicale dedica la sua attenzione all’elettronica più sperimentale. Questo genere ha vissuto grandi trasformazioni nel decennio che sta per terminare: dopo la grande affermazione dell’EDM e di artisti come Avicii e David Guetta, ora l’attenzione sta tornando verso lidi più sperimentali, tanto che artisti come Brian Eno e Aphex Twin sono ancora sulla cresta dell’onda. Sia Helena Hauff che Yves Tumor hanno già dei lavori alle spalle, ma è con “Qualm” e “Safe In The Hands Of Love” che potrebbero trovare la definitiva consacrazione. Ma andiamo con ordine.

Helena Hauff, “Qualm”

qualm

La DJ tedesca Helena Hauff conferma che la scena della musica elettronica in Germania resta molto fertile. Dopo il ritorno sulle scene del maestro della musica ambient Wolfgang Voigt, in arte Gas, e l’affermazione di star come Paul Kalkbrenner, la scena ora è interessata a nuovi nomi, ad esempio quello della Hauff. Dopo il brillante esordio del 2015 “Discreet Desires”, la giovane artista tedesca ritorna ai ritmi e ai suoni che l’hanno resa famosa: musica compatta, produzione lo-fi e bassi molto potenti. Insomma, una techno sporca, con piccoli inserti di ambient che servono a rallentare il ritmo nelle fasi più calde.

“Qualm” non è un disco facile, anzi probabilmente gli amanti dell’elettronica più facile e danzereccia potrebbero essere sconcertati dai ritmi tesi e, per certi versi, duri imposti dalla Hauff. Tuttavia, ripetuti ascolti premiano il pubblico più attento: la produzione scarna e “imprecisa” della Hauff non è dovuta a disattenzione o scarso budget, quanto ad una precisa scelta stilistica. Pertanto, la sua visione potrà piacere o meno, ma non si può negare la coerenza finora dimostrata dalla giovane DJ tedesca.

L’inizio imprime subito un’impronta netta al disco: sia Barrow Boot Boys che Lifestyle Guru ricalcano le caratteristiche del suono della Hauff menzionati precedentemente. Invece, la dolce Entropy Created You And Me è una pausa necessaria per concludere il primo terzo dell’album. Altri brani degni di nota sono la tesissima Fag Butts In The Fire Bucket e la trascinante Hyper-Intelligent Genetically Enriched Cyborg; meno riuscite The Smell Of Suds And Steel, troppo lunga, e Primordial Sludge, ma il risultato complessivo resta buono.

In conclusione, Helena Hauff conferma che il 2018 resterà nella storia come un ottimo anno per la musica elettronica: dopo i graditi ritorni di Jon Hopkins, Aphex Twin e Gas (senza dimenticare DJ Koze), adesso anche una nuova voce si fa sentire forte e chiara. L’elettronica si conferma quindi un genere vitale, pronto a scoprire nuovi lidi e a restare significativo anche in un mondo della musica sempre più dominato da rap e R&B.

Voto finale: 8.

Yves Tumor, “Safe In The Hands Of Love”

safe in the hands of love

Il terzo album dell’artista sperimentale Yves Tumor è quello che lo ha fatto conoscere al grande pubblico… o meglio, che gli farà ampliare notevolmente il numero dei suoi fans. Perché, penserà qualcuno, fare un articolo in una rubrica destinata agli artisti emergenti su uno che ha già tre album all’attivo? In effetti, la vicenda di Tumor merita un paragrafo a sé stante.

Il nativo del Tennessee ora vive da qualche anno a Torino e ha fatto della riservatezza il tratto distintivo della sua persona: pubblica i suoi lavori a sorpresa, senza interviste promozionali, non possiede pagine sui social (nemmeno Wikipedia!) e vige la massima privacy sulla sua vita privata. Pertanto, non è facile costruire una fanzone vasta con queste caratteristiche della propria personalità.

Ecco perché il riconoscimento che la stampa specializzata ha dato a “Safe In The Hands Of Love” è importante: un artista misconosciuto può finalmente farsi sentire e avere i riconoscimenti che merita. Il disco, infatti, mescola abilmente sonorità diversissime: elettronica, R&B, noise e melodie puramente sperimentali. Anche la voce di Yves è costantemente cangiante, passando dal registro standard (nell’ottima Noid) al falsetto pieno di “aiutini” tecnologici (Economy Of Freedom).

Liricamente, il disco, come già il titolo anticipa, tratta i temi più strettamente legati all’amore: in Licking An Orchid Tumor canta “Some call it torture, baby. I enjoy it”, mentre la guest star James K risponde “I’m trying not to lose my only baby girl to a toxic world”. Invece Honesty contiene forse il verso più inquietante: “I wanna wrap around you”, ma questo avvolgersi suona più minaccioso di quanto le parole da sole possono comunicare.

Musicalmente, il valore artistico del CD è indiscutibile; pur essendo definibile musica sperimentale, come già accennato, questo album contiene anche pezzi puramente godibili come Noid e Licking An Orchid, molto anni ’90 come sonorità e molto efficaci (ricordano da vicino il rock alternativo e l’R&B di quegli anni, ad esempio Pavement e D’Angelo). Altri pezzi efficaci sono Honesty e Lifetime; convincono meno quelli più “rumorosi”, quasi fini a sé stessi, come la breve Faith In Nothing Except In Salvation e Hope In Suffering (Escaping Oblivion & Overcoming Powerlessness). Nondimeno, i risultati sono davvero ottimi e “Safe In The Hands Of Love” entrerà agilmente nella top 50 dei dischi del 2018 di A-Rock.

In conclusione, dunque, la grande varietà di sonorità dell’album può apparire ad un primo ascolto dispersiva, però rivela una creatività senza limiti e una voglia di sperimentare non comune. Crediamo che le lodi destinate a “Safe In The Hands Of Love” siano meritate e che Yves Tumor sia una voce da tenere d’occhio per il futuro. Sarà anche “incasinato”, ma il fascino di questo LP è innegabile.

Voto finale: 7,5.

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