Rising: Julia Jacklin & Nilüfer Yanya

Anche marzo ha visto emergere due grandi talenti sulla scena musicale. Stiamo parlando di Julia Jacklin e Nilüfer Yanya: due ragazze molto preparate musicalmente e pronte a spiccare il volo verso il successo definitivo. La prima suona un folk/rock dalle liriche oneste, mentre la seconda possiede grandi potenzialità nel genere pop/rock. Ma andiamo con ordine.

Julia Jacklin, “Crushing”

crushing

Il secondo album della cantante australiana riparte da dove il precedente “Don’t Let the Kids Win” del 2016 aveva terminato la sua tracklist: un rock che si rifà chiaramente a grandi maestri del passato come Neil Young e Bob Dylan, ma anche a contemporanei come Kurt Vile. Tuttavia, rispetto all’esordio, Julia ha decisamente migliorato l’aspetto lirico, creando testi mai banali e che anzi si collegano a molti di noi.

“Crushing” è un breakup album, ovvero un CD destinato ad affrontare le conseguenze per la cantante di una rottura in campo amoroso. Julia Jacklin in effetti fa riferimento in tutte le 10 canzoni che compongono “Crushing” al suo ex ragazzo, a volte con rabbia a volte con ironia e disincanto. Tutti abbiamo avuto nella vita rotture dolorose, con ex partner oppure ex amici: per questo i testi candidi di Julia possono essere un utile punto di vista per affrontare questi temi non facili.

Ad esempio, nell’iniziale, meditativa Body la sentiamo cantare: “I guess it’s just my life and it’s just my body”, riferendosi a una potenziale minaccia di “revenge porn”, una piaga purtroppo sempre più diffusa soprattutto fra i più giovani. Ancora, in You Were Right Julia dichiara compiaciuta: “Started feeling like myself again the day I stopped saying your name”. Insomma, i motivi di attrito con l’ex fidanzato devono essere stati profondi. Altre melodie sono accompagnate da testi più ironici: Turn Me Down ad esempio termina con questo verso: “Don’t look at me… Maybe I’ll see you in a supermarket sometime”.

Musicalmente, come già accennato precedentemente, la Jacklin ricorda molto da vicino alcuni maestri vicini e lontani, assomigliando contemporaneamente ad alcune sue coetanee: da Phoebe Bridgers (specialmente nella parte centrale di “Crushing”) a Angel Olsen. Il disco non spicca per originalità dunque, ma le liriche e gli arrangiamenti, oltre alla cristallina voce di Julia, sono valorizzati al massimo. I brani lenti, come When The Family Flies In e Convention, possono essere monotoni alla lunga, mentre Julia sembra dare il meglio nei pezzi davvero rock, come You Were Right e Pressure To Party. Buona poi la più raccolta Turn Me Down.

In conclusione, “Crushing” è uno dei primi ottimi CD rock del 2019: Julia Jacklin si è inserita con abilità nel gruppo delle giovani artiste che stanno rivoluzionando il panorama indie degli anni ’10. Per ora va bene così; in futuro sarebbe bello vedere il lato più creativo e, chissà, sperimentale della sua visione artistica.

Voto finale: 8.

Nilüfer Yanya, “Miss Universe”

miss universe

L’album di debutto della giovanissima inglese conferma quanto di buono si diceva di lei nella stampa specializzata e, allo stesso tempo, fa capire come occorra ancora del tempo probabilmente per scoprire tutto il suo potenziale.

Nilüfer Yanya non è un nome del tutto nuovo per gli esperti di musica d’Oltremanica: molte riviste avevano infatti già notato questa 23enne londinese, caratterizzata da una grande passione per l’indie rock del recente passato e una voce davvero espressiva. “Miss Universe”, come già detto, conferma molte di queste valutazioni, ma contemporaneamente evidenzia anche la necessità di non mettere troppa pressione sulle spalle di Nilüfer.

Infatti, sia in termini di durata che di sequenziamento, il disco potrebbe decisamente essere migliorato: gli intermezzi, spesso inferiori al minuto, dopo ripetuti ascolti diventano noiosi. Inoltre, perché mettere un brano carino ma molto lento come Paralysed dopo l’ottimo pezzo à la St. Vincent In Your Head?

Tuttavia, in generale il CD è davvero riuscito: vario, sempre orecchiabile e con tematiche non banali. Nilüfer Yanya canta infatti del problema del mondo moderno di piacere a tutti ad ogni costo, come in Angels quando canta “Got to learn, got to realize what this means, got to earn, got to decide who to please”, ma anche in maniera struggente della fine di amori del passato (“Deep underwater I breathe… Chasing the shades of the love that we made, of the love that we broke” in Heat Rises).

I brani migliori sono In Your Head e la perla pop Heat Rises; come già detto, convincono meno per contro i numerosi intermezzi, che spezzano eccessivamente il flusso di canzoni del CD. In conclusione, dunque, non parliamo del manifesto di Nilüfer Yanya: la giovane londinese ha ancora tempo per dimostrare di cosa è capace, un po’ quello che è successo a suo tempo con Archy Marshall aka King Krule, autore di un esordio interlocutorio come “6 Feet Beneath The Moon” e poi capace di scrivere un capolavoro come “The OOZ”.

Voto finale: 7,5.

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