I 7 album più deludenti del 2020

Il 2020 è stato un anno difficile per tutti, ma la musica per molti ha rappresentato una valvola di sfogo cruciale nei mesi più drammatici che abbiamo vissuto. Allo stesso tempo, come ogni anno, vi sono anche stati anche CD davvero deludenti, a volte da artisti da cui ci aspettavamo ben altro. Parliamo dei lavori di NAV (che ci ha “deliziato” con addirittura tre uscite), 6ix9ine, Justin Bieber, Diplo e dei Black Eyed Peas.

6ix9ine, “TattleTales”

6ix9ine

Può un rapper accusato e condannato di pedopornografia avere ancora una carriera musicale di successo? Siamo nel 2020, tutto è possibile.

La triste storia di Daniel Hernandez, noto in precedenza come Tekashi 69 e ora come 6ix9ine, è stata (ed è tuttora) uno dei simboli di dove la follia da social può portare la musica così come la conosciamo. Hernandez è stato arrestato dopo aver confessato di avere avuto rapporti con una tredicenne nel 2015, quando lui aveva 18 anni. Non contento, ha pubblicato il video in rete, provocando altre polemiche e accuse penali ai suoi danni, lui che già in precedenza era stato in galera per aggressione e vendita di eroina. Basti dire che è uscito dal carcere solo il 2 aprile 2020 dopo avere patteggiato e per motivi legati all’asma di cui soffre.

Tuttavia, Daniel è una celebrità sui social, dove prende in giro i rapper del momento, crea meme divertenti e ha legioni di followers pronti a seguirlo in ogni sua avventura e a negare l’evidenza di fronte ai reati di cui si è macchiato.

C’è davvero bisogno di parlare di musica composta da un personaggio del genere? Sarebbe probabilmente superfluo, ma basti dire che “TattleTales” flirta con il peggiore pop latino e affronta la trap nel modo più diretto: testi finti trasgressivi, melodie esagerate… quasi come se 6ix9ine ci stesse trollando tutti, ma forse è proprio questa la sua intenzione?

PS: ad oggi, su Spotify, 6ix9ine conta più di undici milioni di streaming mensili. 11.000.000! Nessun commento è necessario per farci capire la condizione in cui versa il nostro malandato pianeta.

Black Eyed Peas, “Translation”

translation

Il complesso statunitense, privo della carismatica Fergie, ha tentato con “Translation” la strada del reggaeton più spinto, con risultati… beh, catastrofici. Se un tempo i Black Eyed Peas erano noti per le melodie a metà fra rap e pop, con successi come I Gotta Feeling e Where Is The Love?, “Translation” è senza direzione e, malgrado alcune tracce accettabili, paga alcune scelte testuali scriteriate.

RITMO e MAMACITA sono state hit estive innegabili, anche grazie a featuring azzeccati come J. Balvin e Ozuna, ma il resto del CD è davvero spazzatura. Le canzoni affogano nel reggaeton più trito e, dopo cinque pezzi, arrivare in fondo comincia ad apparire un’impresa difficoltosa. Ma a colpire negativamente sono i testi, specialmente due: ACTION e NEWS TODAY.

Il ritornello della prima suona più o meno così: “Bra-ta-ta-ta-ta, bra-ta-ta-ta, give me action… Bra-ta-ta-ta-ta, bra-ta-ta-ta, give me satisfaction… Bra-ta-ta-ta-ta, bra-ta-ta-ta, give me action… Bra-ta-ta-ta-ta, come on, brr, brr, woo”. Nulla da aggiungere. Ma NEWS TODAY vince la gara per testo più sconcertante del 2020: “There’s an invisible enemy, just knocked out Italy… Keep the mask on cause if you cough they gon’ look at you like you did a felony”; e poi “They said don’t worry folks, it’s all a hoax, the news is fake and it’s all a joke… The death toll’s rising with broken hopes, now they got the cure and an antidote”.

All’incrocio fra teorie cospirative, ingenuità colossali e messaggi contraddittori: insomma, un fiasco totale.

Diplo, “Diplo Presents Thomas Wesley Chapter 1: Snake Oil”

diplo

Il terzo album vero e proprio del celebre produttore, uno dei simboli della scena EDM dei primi anni ’10, è un disastro colossale. La volontà evidente di Diplo era di salire sul carro del country-pop di Lil Nas X, autore della hit più virale degli ultimi anni, Old Town Road (di cui peraltro Diplo ha rilasciato un remix). Tuttavia, i risultati rimandano all’idea che una persona che odia il country ha del genere: testi insulsi, melodie iper-prevedibili e zero innovazione in un genere che ne avrebbe molto bisogno.

Se contiamo i featuring presenti, il CD in realtà prometteva almeno di essere imprevedibile: Orville Peck, Young Thug, i Jonas Brothers e Noah Cyrus (sorella di Miley) sono tanto variegati quanto difficili da coagulare intorno ad un progetto compiuto… e proprio questo è il tallone d’Achille del lavoro.

L’integrazione di country, EDM e hip hop è decisamente un percorso per artisti ambiziosi e sicuri di poter usare il loro nome per attirare gli ascolti del pubblico generalista. Allo stesso tempo, se nessuno prima ci aveva provato, un motivo ci sarà stato… Abbiamo una gentile richiesta per Diplo: per favore, risparmiaci i capitoli successivi della storia di Thomas Wesley.

Justin Bieber, “Changes”

changes

Chi segue A-Rock da un po’ sa cosa pensiamo della parabola artistica di Justin Bieber, il teenager diventato star mondiale ancora quindicenne attraverso canzoni quantomeno ingenue ma amate da quasi tutte le ragazze sue coetanee (e spesso anche dalle mamme).

Justin si è preso del tempo per cercare di apparire un artista almeno rispettabile, componendo con “Purpose” (2015) un CD quantomeno discreto, con un’attitudine più matura e canzoni più strutturate. Per questo è davvero un peccato che “Changes” sia uno dei dischi peggiori di un 2020 già difficile per vari motivi.

Il singolo di lancio Yummy, tanto pervasivo quanto brutto, era un pessimo segnale; il featuring di Lil Dicky in Running Over un ulteriore indizio che il peggio stava per arrivare… ma le collaborazioni con artisti più rispettabili come Post Malone e Travis Scott avevano fatto sperare che invertire la rotta fosse ancora possibile.

Il CD invece è un pessimo lavoro, infarcito di luoghi comuni sul matrimonio che riecheggiano un altro LP già visto su questa colonna, “The Big Day” di Chance The Rapper (2019). A stupire è che la giuria dei Grammy lo abbia candidato a ben quattro premi, tra cui CD pop con la migliore prova vocale. Ma del resto, da chi nel 2016 ha premiato come album dell’anno “1989” di Taylor Swift invece di “To Pimp A Butterfly” di Kendrick Lamar, non ci potevamo aspettare scelte molto diverse.

NAV, “Good Intentions” / “Brown Boy 2” / “Emergency Tsunami”

In un 2020 in cui molti artisti di livello hanno pubblicato due album, spesso riuscendo in entrambi i casi a sfornare CD interessanti (citiamo solo due esempi: Nicolas Jaar e Taylor Swift), NAV ha deciso di fare le cose in grande: pubblicare addirittura tre lavori!

Il problema è che tutti e tre sono davvero pessimi, un malcelato tentativo di non allontanare mai i riflettori da sé; preso da solo, “Good Intentions” è un brutto album trap, troppo lungo e ripetitivo ma almeno che rientra nell’estetica del personaggio. Se però a questo aggiungiamo i due mixtapes “Brown Boy 2” e “Emergency Tsunami”, abbiamo quasi due ore di musica davvero prevedibile, uno dei motivo per cui la trap è così odiata da gran parte del pubblico poco avvezzo all’hip hop.

A cercare con attenzione, dai tre lavori sarebbe anche possibile ottenere un CD decente di 40-45 minuti, ma NAV ha fatto di tutto per massimizzare i risultati dello streaming, un errore compiuto da sempre più artisti al giorno d’oggi. I risultati, esteticamente parlando, ne sono una chiara evidenza. Menzione finale per la cover di “Brown Boy 2”, senza dubbio fra le peggiori dell’anno.

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