Recap: luglio 2019

Luglio è stato un mese relativamente calmo. L’estate ci ha già regalato lavori molto interessanti; luglio prosegue questo trend con il nuovo lavoro di Blood Orange, l’esordio dei Purple Mountains (in realtà creatura di David Berman dei Silver Jews) e il ritorno di Leif e di Moodymann. Buona lettura!

Leif, “Loom Dream”

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Il terzo CD del gallese Leif Knowles è un ottimo disco di musica ambient. In un anno dove per ora l’elettronica pare dormiente e dopo un 2018 da urlo per il genere, “Loom Dream” è il primo vero album notevole per quanto riguarda la musica d’ambiente.

Leif è al terzo disco di una carriera prolifica: lui ha cominciato la sua attività nei primi anni 2000, ma più come autore di DJ set che come produttore di album. In effetti il suo nome solo con “Loom Dream” ha cominciato a farsi largo anche nel mainstream, con pieno merito va detto. I temi portanti del disco riguardano la natura: i titoli delle canzoni evocano piante e fiori (Myrtus, Rosa e Mimosa ne sono chiari esempi). La brevità (34 minuti) aiuta Knowles a focalizzare pienamente il lavoro, con risultati eccellenti a tratti e buoni in generale.

L’apertura di Yarrow è magistrale: i 7 minuti della canzone scorrono benissimo e la traccia entra senza problemi nella successiva, Borage, leggermente più mossa ma mai invadente. L’unica canzone leggermente sotto la media è Mimosa, ma per il resto, come già accennato, il CD è compatto e offre sempre spunti di riflessione anche dopo ripetuti ascolti.

In conclusione, l’artista gallese ha creato con “Loom Dream” una perfetta colonna sonora per rilassarsi ma anche per lavorare. Il disco è il primo vero buon lavoro di musica ambient del 2019 e pare un perfetto trampolino di lancio per la futura carriera di Leif.

Voto finale: 8.

Moodymann, “Sinner”

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Il nuovo disco di Moodymann, leggenda della house di Oltreoceano, arriva 5 anni dopo il suo precedente lavoro, l’eponimo “Moodymann”. Non troviamo però alcuna ruggine negli ingranaggi delle canzoni che compongono il breve ma denso album (7 tracce per 44 minuti): Kenny Dixon Jr (questo il vero nome del DJ statunitense) anzi è più in forma che mai.

In realtà Moodymann non è restato completamente silente negli ultimi 5 anni: nel 2016 ha contribuito alla serie dei “DJ-Kicks”, mentre nel 2018 ha dato alle stampe l’EP “Pitch Black City Reunion”. Gli elementi della ricetta di Moodymann sono rimasti gli stessi: un’elettronica infusa di soul e black music, come mescolare Prince con Caribou per capirsi. L’iniziale I’ll Provide chiarisce subito l’intento di Dixon: mescolare temi sporchi (“I got something for all your dirty, nasty needs… Drunk and high, I’ll provide”) con musica seducente e raffinata. Buonissime poi le seguenti I Think Of Saturday e Got Me Coming Back Rite Now, perfette per ballare nelle ore calde della notte estiva.

Nella seconda parte il mood cambia leggermente: le tracce si fanno più pensose e raccolte, i ritmi più cadenzati e dalla dance music passiamo ad una house molto rallentata. Non per questo però “Sinner” perde fascino: la lunga ma interessante If I Gave U My Love introduce efficacemente quest’altra faccia di Moodymann, che pare trasformarsi progressivamente in Flying Lotus (esemplare la jazzata Downtown).

In conclusione, luglio è stato un ottimo mese per gli amanti dell’elettronica: Leif e Moodymann rappresentano due facce della stessa medaglia, una più ambient l’altra più danzereccia. Entrambi però hanno prodotto lavori intriganti e mai banali. Non è una cosa da poco.

Voto finale: 8.

Purple Mountains, “Purple Mountains”

Purple Mountains

L’esordio dei Purple Mountains non segna in realtà l’arrivo sul mercato di un nuovo gruppo: questo è infatti il nuovo progetto di David Berman, ex leader dei Silver Jews, scioltisi nel 2009, autore molto stimato nel rock alternativo americano a partire dagli anni ’90.

Berman ha trascorso gli scorsi 10 anni, a suo dire, chiuso in casa a leggere: un desiderio che aveva fin da bambino e i cui riflessi tornano anche nel suo nuovo CD, dove troviamo citazioni di Epitteto e di saggi sul capitalismo accanto a riferimenti all’amore perduto, come in That’s Just The Way I Feel e Maybe I’m The Only One For Me (Berman si è infatti separato dalla moglie Cassie dopo 20 anni di sodalizio) e a riflessioni sulla vita (Storyline Fever).

Lo stile di Berman in realtà non è mutato molto nella scorsa decade: quell’incrocio felice fra Lou Reed, Wilco e Bruce Springsteen resta il suo modus operandi preferito, capace di produrre lunghe ballate come Snow Is Falling In Manhattan e canzoni più mosse come Margaritas At The Mall.

In generale, quindi, non aspettatevi che i Purple Mountains reinventino il rock; al contrario questo album, a metà fra country e rock classico, piacerà soprattutto ai fan dei vecchi Silver Jews. Non per questo però “Purple Mountains” è un brutto LP; anzi, nei suoi momenti migliori è uno dei più riusciti lavori di classic rock degli ultimi anni.

Voto finale: 7,5.

Blood Orange, “Angel’s Pulse”

Blood Orange

Il mixtape pubblicato dal talentuoso Dev Hynes, in arte Blood Orange, è un’altra buona addizione ad una discografia già sontuosa. Il lavoro arriva un anno dopo il bellissimo “Negro Swan”, il più bel CD fino ad oggi nella carriera di Blood Orange, un concentrato del miglior R&B con richiami agli anni ’80 di Prince e ai ’90 di D’Angelo e riferimenti testuali alle battaglie degli omosessuali di colore nel corso della storia. Insomma, tutto meno che un album facilmente digeribile.

“Angel’s Pulse” è invece più leggero, sia come tematiche che come minutaggio (14 brani per 33 minuti complessivi, molti pezzi sotto i 3 minuti). Non per questo però può essere sottovalutato: Birmingham, ad esempio, parla della tragica strage del 1963 avvenuta nella città inglese, dove quattro persone di colore rimasero uccise dalla bomba fatta esplodere da un suprematista bianco. Molto interessante è la struttura del lavoro: spesso le canzoni terminano una nell’altra, creando un insieme coeso e affascinante (si sentano Good For YouBaby Florence (Figure) e I Wanna C USomething To Do).

Musicalmente, “Angel’s Pulse” non è una progressione vera e propria rispetto al passato: Hynes anzi pesca a piene mani dalla storia dell’R&B, mescolando i risultati di “Freetown Sound” (2016) e di “Negro Swan”. I numerosi ospiti presenti (da Joba dei BROCKHAMPTON a Kelsey Su, passando per Toro Y Moi e Arca) arricchiscono ulteriormente il mixtape. Le canzoni migliori sono Good For You e Take It Back; ma anche quelle particolarmente brevi non appaiono mai fuori posto.

In conclusione, Blood Orange si conferma artista rilevantissimo per i nostri tempi; anche con quelli che sono scarti rispetto ai dischi veri e propri a nome Blood Orange, Dev Hynes riesce a creare un prodotto coeso e raffinato, che senza dubbio è destinato a entrare fra i 50 migliori dell’anno di A-Rock.

Voto finale: 7,5.

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