“Revolver”: l’album che portò i Beatles nell’Olimpo della musica

BEATLES PICTURED IN PHOTO RELEASED BY CAPITOL RECORDS

I Beatles nel 1966, anno della pubblicazione di “Revolver”.

1966: sembra passato chissà quanto tempo! In effetti, di cambiamenti negli ultimi cinquant’anni ne abbiamo visti molti, alcuni di incalcolabile importanza: progressi tecnologici, invenzioni fondamentali (computer, telefono cellulare)… Anche musicalmente di strada ne è stata fatta parecchia; molto, se non tutto il pop/rock contemporaneo, deriva dai Fab Four.

I Beatles erano già delle celebrità in tutto il mondo: partiti dal comporre canzonette apparentemente ingenue (ma in realtà affascinanti ancora oggi, basti pensare a Love Me Do o Twist And Shout), il quartetto di Liverpool era già arrivato alla settima fatica in studio. Colpisce la continua produzione di singoli e LP da parte dei Beatles: a quei tempi le attese superiori ai due anni significavano quasi sicuramente crisi all’interno del gruppo (anche i Beach Boys, ad esempio, avevano una creatività “torrenziale”). Fatto sta che Paul, John, George e Ringo erano davanti a una svolta nella loro carriera, quella che li avrebbe definitivamente consacrati come dei veri geni musicali.

Con “Rubber Soul” (1965) erano arrivati alla perfezione pop, basti sentire la squisita Michelle o Drive My Car. Con “Revolver”, i Fab Four giungono ad un livello decisamente superiore: in questo CD, ancora oggi pieno di sorprese ad ogni ascolto, troviamo marcate influenze della musica indiana e (addirittura!) tematiche politiche. In Taxman, ad esempio, si critica l’eccessiva imposizione fiscale inglese dell’epoca. Musicalmente, beh, serve almeno un paragrafo a sé stante.

revolver

La copertina di “Revolver”.

Love You To è la più “indianeggiante” delle canzoni e anticipa l’inarrivabile capolavoro del complesso inglese, quel “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” (1967) da molti definito “il miglior album di tutti i tempi”. Poi abbiamo le gemme più pop: la celeberrima Yellow Submarine, la super-ottimistica Good Day Sunshine e la bellissima She Said She Said racchiudono l’intera discografia degli Oasis. Eleanor Rigby sembra quasi una canzone da camera, con quegli archi così prominenti: una volta in più il genio compositivo di McCartney viene messo in evidenza. Non male anche la più rockettara Doctor Robert. La conclusiva Tomorrow Never Knows è ancora oggi per certi versi misteriosa: come hanno fatto questi quattro a comporre un pezzo così avanti sui tempi e mantenere un tale successo popolare, cosa che per esempio non successe ai Beach Boys con il pur magnifico “Pet Sounds”? Probabilmente perché il pubblico, anche quello più semplice, non poteva resistere al fascino delle melodie di questi quattro (ok, tre più Ringo) geni musicali.

Ecco perché “Revolver” è ancora oggi un CD fortemente consigliato, uno di quelli davvero cruciali per capire il rock e il pop successivo. Le influenze sugli artisti successivi sono immense: dai Blur ai già citati Oasis, dai Verve ai Pulp… Insomma, tutti (o quasi) hanno dovuto fare i conti con questo capolavoro. Semplicemente, uno degli album più importanti della storia della musica moderna.

Voto finale: 10.

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